giovedì 24 gennaio 2019

L'Olocausto ebraico nell'analisi dell'estrema sinistra italiana e francese



Amadeo Bordiga (1889-1970), fondatore nel ‘21 del Partito Comunista Italiano, l’esponente più colto dell’estrema sinistra italiana nel secondo dopoguerra, si negò decisamente all’operazione delle forze alleate di divulgare, capillarmente in tutto il mondo, la tragedia dell’olocausto come il male assoluto, senza paragoni e uguali nella storia umana.  Per quanto grave, non aveva affatto superato, a suo dire, le infinite tragedie che hanno colpito il genere umano con la schiavitù, l’oscurantismo cattolico e islamico, il colonialismo e, nel presente con lo sfruttamento delle forze del lavoro.
“Il capitalismo ha fatto più morti” disse testualmente.
Ing. Amadeo Bordiga, fondatore del Partito Comunista
Italiano. Antistalinista
Come far passare in secondo piano il genocidio degli indigeni nel nord America, la tratta e la schiavitù dei neri? E perfino nel corso del conflitto mondiale appena conclusosi era un meno il doppio bombardamento nucleare del Giappone dopo la resa dello stesso? Le migliaia di vittime provocate dalla tempesta di fuoco con bombe al fosforo scatenata da aerei angloamericani su Dresda nel febbraio 1945? Le autorità municipali registrarono, nel marzo dello stesso anno, più di 25.000 morti esclusivamente tra i residenti, eppure nel 2010 le vittime complessive del bombardamento si riducono ufficialmente ad appena 20.000.
Pur di legittimarsi il sistema liberista, con un orwelliano, sistematico meccanismo distrugge, altera la verità e falsifica da sempre i documenti storici. Nel 1961 il ministro delle colonie Iain Macleod ordinò la sistematica distruzione alla fonte di ogni materiale che poteva “mettere in imbarazzo il governo di Sua Maestà.” Un “Ministero della Verità” fu incaricato di far letteralmente sparire ogni documentazione compromettente. Il saggio storico “Cruel Britannia” di Ian Cobain (Portobello Books), documenta le torture perpetrate dall’Inghilterra sui prigionieri di guerra tedeschi, sistematicamente negate nel dopoguerra. Nella primavera del 2012 il britannico “The Guardian” ha svelato l’esistenza di ben 8.800 documenti segregati dal ministero degli Esteri.
Il sistema liberista non poteva transigere con i nuovi Governi che in Europa (particolarmente in Italia) limitavano il potere dei privati e delle lobby. Lo aveva già intuito il comunista inglese, Nobel per la letteratura nel 1925, George Bernard Show: “Le cose già fatte da Mussolini lo condurranno prima o poi ad un serio conflitto con il capitalismo.” (Manchester Guardian, 13/10/’37)
Neppure il capitalismo sovietico transigeva con il deciso intervento pubblico nell’economia di mercato dei nuovi Governi europei che limitavano le potenzialità della rivoluzione russa ma, proprio nell’interesse del proletariato, l’Unione Sovietica non avrebbe mai dovuto, per Bordiga, solidarizzare con la plutocrazia angloamericana (nonostante la guerra di Spagna); accadde invece il contrario e furono proprio i sovietici a fabbricare le camere a gas dopo la guerra, come attestato dal Dr. Franciszek, direttore del museo statale di Aushwitz.
Andrea Chersi e Cesare Saletta, comunisti di stretta osservanza bordighista , scrivono e pubblicano, in una stringente dialettica marxista, un’analisi dell’Olocausto diametralmente opposta a quella ufficiale, con le edizioni Graphos di Genova. Immediata la risposta: l’isolamento di tutti i bordighisti.

Paul Rassinier (1906-1967), esponente di primo piano della Resistenza francese, catturato e internato, nella famigerata fabbrica di Dora per la costruzione delle armi “V”, per essere sottoposto a lavoro forzato e a tortura dalla Gestapo fino a restarne fisicamente invalido, nel dopoguerra, insignito di onorificenze, preconizzò i rischi inerenti alla massiva, capillare divulgazione dello sterminio nei lager, una sorta di metastorica e ideologica categoria del “male assoluto”, pensata ad uso ed abuso dei vincitori per auto assolversi e giustificare qualsiasi atto altrimenti riprovevole compiuto da loro. Di fronte ad un crimine definito “assoluto”, tutti gli altri orrori diventano relativi. La teoria del male assoluto è funzionale al ‘bisogno’ dei potenti di plagiare le masse con la presunta legittimità delle guerre giuste, e proprio in ossequio questa ‘necessità’ Giovanni Paolo II, in “Memoria e Identità” (Mondadori 2005), colloca al vertice del “male” il socialismo nazionale e solo dopo il socialismo reale, dando acriticamente più peso ai morti del passato.
Paul Rassinier, eroe della resistenza
francese all'occupazione tedesca
Rassinier fu il primo a ridurre il numero delle vittime nei lager a un milione e seicentomila per tutta una serie di dati incontestabili, come riconosceranno gli studiosi.
La Croce Rossa Internazionale che operava nei campi non era assolutamente a conoscenza del piano genocida: come poteva esserle sfuggita questa pratica? Si confrontò, su questa questione, con migliaia di internati ma nessuno sapeva di prigionieri gasati (IRC, 9925, 26 giugno 1946). La Croce Rossa poté solo testimoniare che degli internati nei campi, di tutte le nazionalità ne morirono meno di 3000.000 per cause diverse, inclusa la tarda età.
Quando al processo di Norimberga il procuratore americano Dodd dichiarò, il 14 dicembre 1945, sulla base della testimonianza di Hottl, che sei milioni di persone erano state assassinate nei campi di concentramento tedeschi, l’avvocato Kauffmann, impressionato dall’incredibile numero delle vittime, chiese di interrogare il testimone ma non fu possibile: immediatamente Dodd si rimangiò quanto detto. Il tribunale non ha così mai convalidato questa cifra.
Nel 1990 si ammette ufficialmente che non quattro milioni furono gasati ad Auschwitz ma al massimo 1.500.000.
Nel 1939 gli ebrei nel mondo ammontavano a 15.799.000 ebrei (per l’American Jewish Committw 15.6888.259). Dopo la seconda Guerra mondiale gli ebrei erano più di 18 milioni.
Rassinier, insieme alla Croce Rossa Internazionale, fa fatica a credere all’uso delle camere a gas per lo sterminio di massa degli internati. I campi di concentramento esistevano come in tutti gli altri paesi belligeranti e i forni crematori servivano a limitare l’imperversare del tifo in tutta l’Europa in guerra. La maggior parte dei cadaveri fotografati nei campi di concentramento tedeschi sono chiaramente vittime del tifo. Nonostante un gran numero di testimonianze le attestassero i tribunali furono costrette a riconoscere la loro inesistenza in tutto l’Antico Reich.
Tra le testimonianze false anche quella del vescovo di Clermont-Ferrand, Piguet, e dei responsabili del campo di Dachau: nessun sacerdote era mai stato gasato.  
Allo stesso processo di Norimberga non si può riconoscere piena affidabilità. Scrive lo storico Joseph Billing, componente della delegazione francese al processo di Norimberga: “R. Hoss, il giorno della sua deposizione al tribunale di Norimberga era stato trattato con il nerbo e l’alcool. Ai processi di Dachau gli americani hanno abominevolmente torturato gli accusati tedeschi, come ha accertato un’apposita commissione d’inchiesta.”
Stesso discorso per il processo nel 1961 a Gerusalemme di Eichmann. L’avvocato che difendeva l’accusato poteva dire solo quanto gli era concesso, altrimenti lo statuto di quel tribunale lo avrebbe sollevato dall’incarico per “incidente insostenibile”.
Oggi sull’assenza di un esplicito ordine di sterminio nei campi concorda la storiografia accademica. Rassinier era chiaramente un pericolo per la verità ufficiale del dopoguerra ma nessuno aveva il coraggio di attaccare in lui l’alfiere, l’eroe della resistenza francese nonché vittima della Gestapo, ma quando pubblicò “Le Mensonge d’Ulysse” fu espulso dal partito socialista francese e tutti gli fecero terra bruciata intorno.
Tantissimi, in tutto il mondo, gli esponenti della sinistra radicale, comunisti, internazionalisti, anarchici, pacifisti, che nella vulgata dell’Olocausto ebraico riconoscono uno studiato impianto reazionario. Gli extraparlamentari francesi di sinistra, eredi del filone anarchico socialista, si raccolgono e mobilitano attorno alla libreria La Vieille Taupe. Tantissimi pagheranno l’impegno con persecuzioni, espulsioni, ostracismi, multe e perfino il carcere.

Pierre Guillame, esponente di Potere Operaio
Pierre Guillame, espulso nel 1969 dal movimento Potere Operaio, sarà sottoposto agli arresti nel 2008 per un volantinaggio sulla politicizzazione dell’olocausto.

L’accademico francese Robert Faurisson, legato da sempre al partito socialista, incaricato dalla comunità ebraica francese di uno studio sulla persecuzione degli ebrei nel corso del conflitto, si trovò ad affrontare un problema difficile da risolvere.
Come potevano i tedeschi aver fatto uso di acido cianidrico, altamente infiammabile ed esplosivo, nelle prossimità dei forni crematori? Le camere a gas utilizzate dagli statunitensi dal 1936/’38 dimostrano la complessità di queste esecuzioni (ancora dieci ore dopo l’esecuzione si rilevavano tracce di veleno nella corte della prigione), tanto da far dichiarare al governatore della prigione, Dickerson: “Rifiuterò questo metodo per il pericolo che fa correre a tutti i testimoni”.
Impossibile gassare milioni di persone senza istruzioni, studi, ordini, piani di cui non esiste traccia, senza riunioni di esperti quali architetti, chimici, medici, specialisti delle più diverse tecnologie. Tutte queste operazioni avrebbero lasciato numerose tracce.
Da Auschwitz e Birkenau le fughe degli internati erano così frequenti da persuadere i direttori dei campi a tatuare i detenuti con numeri di matricola; inoltre quelli che scontavano la pena rientravano liberamente in patria. Come mai nessuno aveva parlato delle camere a gas? Di questa circostanza tenuta accuratamente nascosta abbiamo saputo solo grazie a Louis De Jong, direttore dell’istituto di Storia della Seconda Guerra Mondiale di Amsterdam.
R. Faurisson, Accademico francese
L’opera di Faurisson “Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier. La question des chambres à gaz”, uscì con la prefazione del grande studioso e libertario statunitense Noam Chomsky, ma non gli servì a nulla. Nel 1990 fu espulso dalla cattedra all’Università di Lione e derubato della pensione maturata con i suoi depositi, sottoposto a processi, a multe pecuniarie e a libertà vigilata. In una delle molteplici aggressioni fisiche, istigate dalla stampa e dai servi del padronato in parlamento, il 17 ottobre 1989, finisce in ospedale con frattura mascellare e trauma cranico.

Alain Guionnet, attivista dell'estrema sinistra francese
Serge Thion, studioso dei massacri in Cambogia, per le sue opinioni sull’olocausto è espulso nel 2000 dal C.N.F. per la Ricerca Scientifica dopo ventinove anni di lavoro.

L’attivista di sinistra Alain Guionnet sconta con il carcere le ricerche e studi sull’olocausto, pubblicati dalla rivista “Revision”, a sua volta penalizzata dal divieto di pubblicità.
La comunità scientifica si è sempre schierata contro ogni forma di censura del libero pensiero. La storia si fa con i documenti; il dibattito è positivo per tutti, ma per le lobby e i politici non è così.

Giovanni-Luigi Manco


Nessun commento:

Posta un commento